venerdì 24 gennaio 2020

La fine del genere umano




Oggi stavo stirando in lavanderia e una persona mi ha riportato una conversazione che aveva fatto la sera precedente con una terza persona.

In breve il discorso era: "prima o poi la Terra deciderà di ribellarsi e, secondo me non siamo tanto lontani." "Un giorno non ci sveglieremo più, una notte scenderemo a 500 gradi sotto zero e dopo qualche anno di era glaciale tutto riprenderà a vivere ma, questa volta, senza esseri umani perché non sappiamo fare altro che distruggere ogni cosa che tocchiamo, siamo corrotti, sfruttiamo e uccidiamo e basta"

Continuando a stirare (cosa che mi rilassa e piace molto nonostante sia un uomo quindi società patriarcale alla faccia tua) ho pensato a lungo a questa affermazione: l'uomo sa solo distruggere. Ebbene devo ammettere che per molto tempo l'ho pensata così anche io, sostenendo che la natura dovesse punirci, prima o poi, in un qualche doloroso modo. Non so cosa mi abbia fatto cambiare idea, forse tre anni di psicoterapia mi portano a vedere molte cose diversamente o forse è stato il buddismo, fatto sta che ora trovo difficile pensare all'uomo in questi termini. Conosco, sia di persona che non, tante di quelle persone amorevoli, piene di vita e gioia, desiderose di conservare questa nostra Terra, che mi viene complicato credere nell'assoluta crudeltà della specie umana. Quando ho posto quest osservazione mi è stato replicato: "ma insomma l'uomo è l'unico che non ha una sua funzione nella catena alimentare" bé forse non avrà una sua utilità nella catena alimentare ma penso che sia fondamentale nel preservare ciò che ha attorno. Quale è la funzione dell'uomo sulla Terra? Non posso rispondere con precisione a questa domanda e nemmeno avvicinarmi di poco alla risposta ma posso dare un minuscolo contributo credendo nel suo ruolo come protettore della Vita.
Quindi, no, l'uomo prima di distruggere ed annientare è una splendida creatura che sa creare ed amare


Elio

martedì 21 gennaio 2020

Insensibilità


Penso che oramai sia diventata un'abitudine l'insensibilità, noto una sempre maggiore alienazione nei confronti delle altre persone e del pianeta. Non ci si ferma più a sentire l'altro sia in bene che in male, c'è una grandissima concentrazione dell'IO e tutto ruota attorno a noi stessi chiudendoci alle influenze esterne. Certo non è bene nemmeno farsi travolgere dall'esterno ma arrampicarsi sul picco del proprio ego non ci porta certo benefici. È come se avessimo addosso delle tute che ci isolano dal mondo e non solo siamo chiusi al dialogo ma al contatto visivo, al contatto fisico, al contatto più sensibile ed energetico. Mi ricordo i momenti del mio ricovero di sette mesi nei quali ho conosciuto una delle persone più meravigliose che possano esistere. Andavamo d'accordo ma il più delle volte stavamo seduti fuori dalla villa su una panchina in silenzio. Era il contatto energetico che ci trasmettevamo, erano le parole non dette, erano le emozioni scambiate con un sospiro più lungo ad accomunarci. È ancora oggi la mia migliore amica.L'insensibilità alle sofferenze dell'altro può essere semplice ignoranza perché non si può sapere la storia di tutti, perciò ritengo normale che si possano fare o dire cose che feriscono l'altro. È solo una questione di parlarsi e chiarire la difficoltà. A volte l'insensibilità è voluta per ferire, a volte è voluta per proteggersi. Ci sono persone che portano sofferenze enormi e per paura di non saperle gestire o sopportare se ce le confidano noi finiamo per non sentirle, è una cosa inconscia perché sarebbe davvero perfido attuare questo meccanismo di propria volontà.Questa riflessione mi è venuta in mente l'altra sera quando sono uscito a cena con mia madre, il suo compagno e mia sorella maggiore. Hanno cominciato a parlare di mangiare sano, del fatto che non mangiano più "schifezze", di cosa si dovrebbe mangiare per stare in salute, insomma a fare diet culture. Mi ha fatto soffrire enormemente e l'unica cosa che ho fatto è stata sorridere come un ebete. E ci sono anche rimasto male perché è tre anni che sanno benissimo della mia anoressia, dell'ossessione per il "sano" e del successivo binge eating e, quindi, della perdita di ogni inibizione, del mio cercare in modo compulsivo quei cibi "non sani" di cui mi ero privato per due anni e mezzo con il successivo senso di colpa che deriva da una mente ancora (purtroppo mi tocca ammetterlo) imbrigliata nei meccanismi della diet culture. Nessuno ci ha pensato, insomma non è che ieri mi sono svegliato e ho deciso di oppormi a questo sistema malato, sono tre anni che soffro di disturbi alimentari.Ho cercato tutta la sera una definizione per questo comportamento: insensibilità. Non può essere ignoranza dopo tre anni, non può essere una protezione ora che il peggio è passato e sto meglio non devono sopportare sulle spalle il peso di un figlio a rischio di vita o che abbuffa tutti i giorni. No è il semplice non pensate all'altro, fregarsene. Non gliene faccio una colpa è sempre questa maledetta società che ci disabitua a sentire l'altro.

Elio

La fine del genere umano

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