
Penso che oramai sia diventata un'abitudine l'insensibilità, noto una sempre maggiore alienazione nei confronti delle altre persone e del pianeta. Non ci si ferma più a sentire l'altro sia in bene che in male, c'è una grandissima concentrazione dell'IO e tutto ruota attorno a noi stessi chiudendoci alle influenze esterne. Certo non è bene nemmeno farsi travolgere dall'esterno ma arrampicarsi sul picco del proprio ego non ci porta certo benefici. È come se avessimo addosso delle tute che ci isolano dal mondo e non solo siamo chiusi al dialogo ma al contatto visivo, al contatto fisico, al contatto più sensibile ed energetico. Mi ricordo i momenti del mio ricovero di sette mesi nei quali ho conosciuto una delle persone più meravigliose che possano esistere. Andavamo d'accordo ma il più delle volte stavamo seduti fuori dalla villa su una panchina in silenzio. Era il contatto energetico che ci trasmettevamo, erano le parole non dette, erano le emozioni scambiate con un sospiro più lungo ad accomunarci. È ancora oggi la mia migliore amica.L'insensibilità alle sofferenze dell'altro può essere semplice ignoranza perché non si può sapere la storia di tutti, perciò ritengo normale che si possano fare o dire cose che feriscono l'altro. È solo una questione di parlarsi e chiarire la difficoltà. A volte l'insensibilità è voluta per ferire, a volte è voluta per proteggersi. Ci sono persone che portano sofferenze enormi e per paura di non saperle gestire o sopportare se ce le confidano noi finiamo per non sentirle, è una cosa inconscia perché sarebbe davvero perfido attuare questo meccanismo di propria volontà.Questa riflessione mi è venuta in mente l'altra sera quando sono uscito a cena con mia madre, il suo compagno e mia sorella maggiore. Hanno cominciato a parlare di mangiare sano, del fatto che non mangiano più "schifezze", di cosa si dovrebbe mangiare per stare in salute, insomma a fare diet culture. Mi ha fatto soffrire enormemente e l'unica cosa che ho fatto è stata sorridere come un ebete. E ci sono anche rimasto male perché è tre anni che sanno benissimo della mia anoressia, dell'ossessione per il "sano" e del successivo binge eating e, quindi, della perdita di ogni inibizione, del mio cercare in modo compulsivo quei cibi "non sani" di cui mi ero privato per due anni e mezzo con il successivo senso di colpa che deriva da una mente ancora (purtroppo mi tocca ammetterlo) imbrigliata nei meccanismi della diet culture. Nessuno ci ha pensato, insomma non è che ieri mi sono svegliato e ho deciso di oppormi a questo sistema malato, sono tre anni che soffro di disturbi alimentari.Ho cercato tutta la sera una definizione per questo comportamento: insensibilità. Non può essere ignoranza dopo tre anni, non può essere una protezione ora che il peggio è passato e sto meglio non devono sopportare sulle spalle il peso di un figlio a rischio di vita o che abbuffa tutti i giorni. No è il semplice non pensate all'altro, fregarsene. Non gliene faccio una colpa è sempre questa maledetta società che ci disabitua a sentire l'altro.
Elio
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